Biografia

Sono nato a Bergamo il 28 marzo del 1951. Si viveva bene in una città di provincia in quegli anni, ma a molti di noi stava stretta. Avevamo il sogno della grande città, volevamo trasferirci a Milano.

Finito il liceo classico, con la scusa di frequentare Lettere e Filosofia alla Università Statale di Milano, riesco a convincere mia madre che è necessario emigrare.

Amavo veramente la Filosofia allora, ma il vero motivo della fuga era l’idea malsana, nata nei cineclub della provincia lombarda, di fare il regista di cinema.

Così in un colpo solo mi iscrivo all’università e  alla Scuola Serale di Cinema del comune di Milano. Pellicola poca e molta carta. Passo un anno, tra una occupazione e l’altra, a macinare molta teoria e tante sceneggiature che non costavano niente. Scontento dell’esperienza decido di provare ad entrare alla Scuola del Piccolo Teatro di Milano. Faccio l’esame come attore, avevo le idee molto confuse allora, e gli esaminatori pensano bene di chiarirmele e mi bocciano.

Ma gli arieti non mollano, si sa. Così l’anno dopo ci riprovo, ma come aspirante al corso di assistente alla regia (avevo cambiato idea di nuovo). Questa volta, forse impietositi, mi prendono. Lascio il cinema per darmi al teatro.

Sono tre anni fantastici quelli al Piccolo. Amici, discussioni, proteste, e tanto teatro.

Morale, nel 1977 mi diplomo come assistente alla regia( non chiedetemi cosa vuol dire con esattezza) e nel 1978 mi laureo alla Statale con una tesi sui Formalisti russi e il cinema degli anni venti in Russia. Non sapevo una parola di russo ma l’idea della tesi(mia) mi  apre veramente la mente e scopro un mondo che dal punto di vista letterario mi segna profondamente.

Fin quando frequenti corsi, prepari saggi e tesi, la vita ti sorride, poi il cazzeggio finisce e devi buttarti nel lavoro.

Vi risparmio i mille lavoretti tutti nell’ambito dello spettacolo ai quali mi  assoggetto mentre coltivo dentro di me l’ambizione di impormi nel rutilante mondo teatrale con un mio spettacolo. Mi metto alla ricerca di un testo giusto, per un attore o due, ma non lo trovo, così decido di fare tutto io: scrivere un monologo teatrale e  rappresentarlo come attore.

Fino a quel momento non avevo mai scritto niente che avesse la parvenza di qualcosa di  definitivo e completo. Intendo dire che non avevo mai pensato che scrivere potesse essere il mio mestiere. Non ricordo l’anno, forse il 1980, dovevo avere circa 29 anni.

Da quel monologo, si chiamava “ Smobiliamento” ( titolo dal richiamo Chlebnikoviano, secondo me) le cose cambiano, dentro di me è ovvio, perché fuori è sempre lo stesso girovagare alla ricerca di ogni tipo di lavoro ( alcuni esempi: attore di spot pubblicitari, doppiatore, regista radiofonico, attore teatrale,  cassiere di un teatro, insegnante di recitazione, autore televisivo) E così, pur sballottato tra mille pseudoprofessioni dagli esiti incerti, continuo a scrivere. Roba teatrale soprattutto.

Fin quando nel 1982 vinco il Premio Riccione per il teatro con il dramma

 “ La madre rovesciata”

Non che questo premio mi cambi la vita, però mi fa balenare nella testa l’idea che forse quello dello scrivere può veramente essere un mestiere che mi piace.

Nel frattempo  lavoro con Dario Fo che mi insegna una cosa fondamentale:  un autore deve imparare è rubare, rubare agli altri, a quelli più bravi, a quelli con più esperienza.

Per caso, presentato da una comune amica, in quegli anni conosco Silvio Soldini, giovane regista emergente alla ricerca di uno sceneggiatore per il suo primo film. Ci incontriamo, scatta qualcosa e cominciamo a lavorare insieme.

“ L’aria serena dell’ovest” è il  primo lungometraggio di Soldini e la mia prima vera sceneggiatura. Il film ha un discreto successo, e vince la Grolla d’oro per la miglior sceneggiatura. E’ il 1989.

Con Soldini poi scrivo anche il film seguente “ Un anima divisa in due” che va alla Mostra del cinema di Venezia e frutta la Coppa Volpi come miglior attore a Fabrizio Bentivoglio. La casa editrice e/o pubblica la sceneggiatura di “ Un anima divisa in due.” Siamo nel 1991.

In quegli anni, diciamo intorno all’inizio degli anni novanta, mi trasferisco a Roma, continuando a scrivere per il teatro e per il cinema.

Con la commedia “ Domeniche” vinco il premio IDI e il premio Vallecorsi. Nel 1991.

Mentre mi barcameno tra un lavoro e l’altro un’insana idea si fa largo nella mia mente bacata: buttarmi nella narrativa.

Non mi bastano le difficoltà per far mettere in scena un testo contemporaneo, né le estenuanti attese per far leggere una sceneggiatura ad un produttore o a un regista. Il masochismo dello scrittore spesso raggiunge vette eccelse.

Mi cimento con dei racconti, quando è risaputo che nessun editore pubblica racconti di un esordiente.

Insomma scrivo questi racconti, li faccio leggere, ma al di là di vaghi complimenti, niente di fatto. Fin quando non entro in contatto, anche qui per caso tramite un caro amico, con l’Agenzia letteraria Grandi e Associati. I racconti a loro piacciono e vogliono proporli per la pubblicazione a diversi editori, ma nessuno può nulla contro la maledizione  dell’esordiente che sforna racconti.

Il fallimento non ferma la mia incoscienza. Se i racconti non vanno, scriverò un romanzo.

Nel frattempo non è che me ne sto con le mani in mano.

Riesco a sfornare una sceneggiatura scritta con Pasquale Pozzessere che diventa un film dal titolo “ Padre e figlio”.

Inoltre scrivo diversa roba di fiction per la televisione italiana e svizzera.

Dopo varie riscritture partorisco il mio primo romanzo, vi risparmio il titolo e la traversie del manoscritto che viene sballottato, su e giù per l’Italia, ottenendo sempre la medesima lapidaria risposta: no, grazie, non rientra nella nostra linea editoriale.

Perché uno si ostina a voler pubblicare un romanzo? Tigna? Superego? Adesso ve la faccio vedere io editori di merda che non capite un cazzo? Vallo a sapere.

Per fortuna non mi faccio prendere dalla depressione perché qualche lavoro come sceneggiatore non manca mai. E poi nel frattempo mi sono sposato ed ho avuto un figlio… qualcosa di buono l’ho prodotto.

Dopo un periodo di rigenerazione passato a frequentare corsi di specializzazione per sceneggiatori con insegnanti hollywoodiani, mi butto in un nuovo romanzo.

O la va o la spacca!

“ La levatrice di Thanatos” mio primo e vero romanzo viene pubblicato da una piccola casa editrice specializzata nella saggistica di spettacolo in una collana che riunisce i testi di alcuni dei più promettenti sceneggiatori: la “ Dino Audino editore.” Parliamo del 1995.

Naturalmente ogni scrittore che si rispetti dopo aver pubblicato con una piccolissima casa editrice di nicchia vuole fare il salto verso le alte sfere. Anch’io non mi faccio mancare questo inevitabile passaggio.

Nasce così: “Sguardo 11.” Siamo nel 2002. E’ passata una vita. Ed avviene il miracolo. Alla casa editrice e/o lo leggono, gli piace e lo pubblicano.

In pochi mesi passo dallo status di scrittore di un romanzo quasi introvabile in libreria, a scrittore con un suo minimo spazio sugli scaffali delle novità. Non è una tripla A, ma diciamo che ho messo un piede in libreria.

Continuo a lavorare, ogni giorno con la costanza che si  addice al bravo travet. Perché è così che funziona, più o meno credo per tutti gli scrittori. Produrre un tot di pagine al giorno, senza voler strafare, con calma, pazienza e un po’ di sana follia.

Nel cinema è diverso. Si lavora con altri sceneggiatori o con il regista e allora ci si vede più o meno tutti i giorni, si discute, si buttano giù soggetti, scalette, si fa ricerca. Il lavoro è più dispersivo, anche più divertente e procede con alti e bassi. Ma alla fine siccome hai una data di consegna, sei costretto a darci un taglio e devi prendere delle decisioni. E’ più o meno così che ho lavorato con Marco Pontecorvo.

Ci eravamo conosciuti anni prima per scrivere un trattamento di un film che non venne mai realizzato. Dopo qualche tempo ci siamo rivisti e lui mi ha proposto di scrivere la sceneggiatura di un film tratto da un suo soggetto. La storia di un clown francese che dedica la sua vita a tirare fuori i bambini abbandonati, dai canali di Bucarest dopo la fine del regime di Ceausescu. Nasce così Parada, che andrà alla mostra del cinema di Venezia, nella sezione orizzonti.

Da un po’ di tempo mi frullava per la testa un’idea per un  nuovo romanzo. Mi metto al lavoro e ne vien fuori un mistery un po’ gotico che si chiama Sonno. Siamo nel 2007. La casa editrice E/O decide di darmi ancora fiducia. Non va male, il libro piace, buone recensioni e vince il Premio di narrativa Bergamo.

E’ già un passo avanti. E adesso ci avviciniamo paurosamente agli anni più recenti e rileggendo queste scarne note biografiche mi sembra di non aver concluso molto, ma forse ho tralasciato le cose della vita che contano veramente per concentrarmi sulle mie vicende professionali, il che rende il tutto un po’ freddo e triste.

Invece non è così. Me la sono anche spassata, oltre che scrivere.

Con Pontecorvo partiamo con la scrittura di un nuovo film, che ora, mentre scrivo, è già stato girato ed uscirà nei prossimi mesi. Titolo: Tempo instabile con probabili schiarite.

Negli ultimi tre anni però mi  dedico anche ad un progetto letterario nuovo e un po’ pazzo. Da sempre sono attratto dalla cultura del medioevo, alto medioevo, quello intorno al mille per intenderci. Avevo letto saggi, e documenti vari, ma tutto era rimasto lì sotto la cenere,al caldo.

Fin quando questa passione va a fondersi con un altro amore della mia vita: quello per Venezia. E così comincia a frullarmi per la testa l’idea di scrivere una storia ambientata a Venezia nell’anno mille. Non so nulla di come era la città allora. Comincio le ricerche su Venezia prima di Venezia, insieme a quelle sul mondo dei fiolari, i vetrai di allora. Sì perché ho deciso che la vicenda ruoterà intorno a quel mondo e a quello di un chierico amanuense che sta perdendo la vista.

Raccolto il materiale, ordinato, fotocopiato, butto giù una scaletta come sono abituato a fare nel cinema. Sono passati due anni dalle prime ricerche. Finalmente posso cominciare.

Vi risparmio i dubbi e le incertezze sulla lingua da usare, sul tono del racconto. Alla fine decido di mandare, come ho sempre fatto, il realismo a quel paese, e di inventarmi un linguaggio credibile ma assolutamente libero, cercando invece di essere assolutamente aderente ai documenti per quanto riguarda la storia e le origini della città. Ne vien fuori “ La pietra per gli occhi.Venetia 1106.” edizione e/o.

Un noir storicamente attendibile che racconta in modo particolareggiato, oltre che avventure appassionanti, l’origine della città di Venezia.

Questo è tutto, per il momento. Ma la biografia rimanda sempre ad una prossima puntata.

Eccola infatti.

Per Europa editions esce negli USA e UK in lingua inglese The eye stone. Versione inglese della Pietra per gli occhi.

Nel 2016 esce sempre con le Edizioni E/O il secondo volume della saga sulle origini di Venezia: La bottega dello speziale. Venetia 1118 d.C.